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Non tutte le keyword sono uguali

customer journey seo

La SEO serve per farci trovare da chi ha bisogno di noi. A differenza di altre forme di marketing, la SEO non è invasiva. Non ti chiama al telefono mentre stai lavorando e non ti bussa alla porta mentre stai per scolare la pasta!

La SEO è discreta e proattiva. Ti viene incontro nel momento in cui manifesti un bisogno e fai una ricerca su Google.

L’analisi delle ricerche degli utenti è pertanto una parte fondamentale del mestiere del consulente SEO. In questo articolo ti spiego come raggruppare i diversi tipi di parole chiave per gettare le basi di una content strategy in ottica SEO.

1 – Mappare il customer journey

Il customer journey, o viaggio del cliente, è l’esperienza complessiva che un cliente sperimenta dal momento in cui avverte un problema o un bisogno fino alla sua risoluzione, cioè l’acquisto di un prodotto o un servizio. Questo processo comprende diverse fasi:

  • La consapevolezza di un problema (ho il mal di testa e i farmaci non mi danno sollievo)
  • La consapevolezza della soluzione (provo a rivolgermi a un agopuntore)
  • La considerazione delle opzioni disponibili (qual è il miglior agopuntore vicino casa)
  • L’acquisto di un prodotto o un servizio (prendo un appuntamento con un agopuntore)
  • L’esperienza del servizio o dell’utilizzo del prodotto (finalmente mi è passato il mal di testa!)
  • Il legame successivo (l’agopuntore mi ricontatta per chiedermi come sto o io parlo di lui agli amici)

2 – Il cliente ideale

Il customer journey va sempre pensato:

  • Per ogni singolo prodotto o servizio
  • Per ogni singolo cliente ideale

Per mappare il customer journey per un dato prodotto o servizio, dobbiamo conoscere bene il nostro cliente ideale, con i suoi specifici problemi o bisogni e modelli di comportamento. Il cliente ideale non esiste nella realtà, è un artificio di marketing. Simbolizza uno specifico bisogno o un modello di comportamento. Per tracciare l’identikit del nostro cliente ideale possiamo partire dai clienti che già abbiamo, o da i clienti che vorremmo avere.

L’identikit del nostro cliente ideale deve essere disegnato nei minimi particolari:

  • Età
  • Luogo di residenza
  • Capacità di spesa
  • Immaginario socio-culturale
  • Bisogni

La schedatura del cliente ideale è importante poiché su di essa costruiremo la nostra content strategy in ottica seo.

3 – L’analisi delle parole chiave

Una volta che abbiamo disegnato l’identikit del nostro cliente ideale dobbiamo scoprire quali parole chiave utilizza in ogni momento della sua ricerca.

Ma cosa sono esattamente queste parole chiave?

Quando gli utenti fanno una ricerca su Google utilizzano delle parole chiave o keyword o frasi chiave. Una parola chiave infatti può essere composta da uno o più termini. Ad esempio parola chiave è “agopuntore”, ma anche “agopuntore roma” o anche “agopuntura per il mal testa”. A seconda dell’intento di ricerca possiamo dividere le parole chiavi in tre gruppi principali: navigazionali, informazionali e transazionali. Ciascun gruppo corrisponde ad un momento preciso del viaggio d’acquisto del nostro cliente ideale

3.1. Le keyword informazionali

Con le keyword informazionali un utente cerca informazioni di vario tipo: consigli, istruzioni, chiarimenti, spunti, ispirazione. Spesso si trova nella fase iniziale del processo d’acquisto: ha dei bisogni ma non sono ben definiti, magari non sa nemmeno se esistono prodotti o servizi in grado di soddisfarli.

Torniamo al nostro esempio iniziale per chiarire questo concetto. Ho un mal di testa che mi affligge da mesi e le diverse terapie che ho tentato non hanno funzionato. Inizio quindi a cercare sul web una possibile soluzione al mio problema. Mi ritrovo così a leggere articoli che parlano di salute e benessere; da lì passo ai blog che parlano di yoga e meditazione, e così via. In questa fase non ho ancora trovato la soluzione al mio problema e quindi non sono ancora pronto per acquistare un determinato prodotto o servizio, mi sto semplicemente informando.

Come possiamo intercettare queste ricerche?

Il blog aziendale è uno strumento efficace per intercettare le ricerche dei clienti che si trovano in una fase iniziale del loro customer journey.

Un blog ricco di informazioni utili:

  • Offre un valido supporto (e quindi fidelizza) i nostri clienti esistenti
  • Intercetta i nostri clienti ideali nel momento in cui ricercano su Google delle informazioni, per poi guidarli, in secondo momento, verso l’acquisto di un nostro prodotto o servizio.

3.2. Le keyword transazionali

Queste keyword vengono utilizzate da chi cerca un prodotto o un servizio, in modo più o meno definito.

In questa fase, il potenziale cliente ha chiaramente individuato la soluzione al suo problema o bisogno ed è quindi pronto per effettuare un acquisto.

Ritornando al nostro esempio, dopo una fase di ricerca iniziale in cui ho esplorato diverse opzioni, decido di prendere un appuntamento con un agopuntore. Quindi vado su Google e scrivo “agopuntore roma”. Oppure posso fare una ricerca più specifica, per esempio per quartiere, e scrivo “agopuntore roma montesacro”.

Come possiamo utilizzare le ricerche transazionali per portare traffico al nostro sito?

Dobbiamo creare delle pagine servizi o delle schede prodotto dedicate, una per ciascuna ricerca.

E’ importante che il nostro catalogo di prodotti o servizi sia pensato e costruito intorno al reale modo di cercare dei nostri clienti potenziali.

3.3. Le keyword navigazionali

In questa fase, il cliente cerca un brand, un sito o un’attività che conosce già e sta solo cercando di accedere al sito internet corrispondente. Sa già chi sono, più o meno bene, ma non ricorda l’indirizzo del sito da inserire nella barra del browser o semplicemente preferisce cercare su Google per abitudine.

Esempi di queste ricerche sono “Samsung galaxy s10” o “Trattoria la carbonara” o “Valerio Carboni”. Le ricerche navigazionali avvengono quindi per prodotti di brand famosi, ma anche per piccole attività.

Come possiamo intercettare questo tipo di ricerche? Ci sono diversi accorgimenti.

Il primo è quello di scegliere un nome di brand che sia – oltre che facile da ricordare, scrivere e pronunciare nella lingua madre dei nostri clienti ideali – unico. Se, infatti, il nome del nostro brand è troppo generico, ci vorrà molto tempo per comparire nei primi risultati di Google per quella parola.

Un altro suggerimento è quello di usare il nome in modo coerente e farlo coincidere con il nome del dominio. Per esempio se il mio brand di chiama Vita Bella ma a volte, in giro per il web, scriviamo La Vita Bella, renderemo più difficile per Google e per gli utenti riconoscerlo.

La possibilità di comparire nelle ricerche navigazionali può apparire scontata, ma non lo è. Ad esempio, questo è il caso per molti alberghi e bed and breakfasts: cercando il nome dell’albergo su Google ci imbattiamo prima su Booking.com o Tripadvisor.

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